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Il lusso senza mani: la crisi degli artigiani che minaccia il futuro del Made in Italy

fashion2026-08-27 · 3 min read · 0 reads

Mentre le maison cercano decine di migliaia di figure specializzate, l'Italia ha perso oltre 434mila artigiani in dieci anni. Tra il sapere che scompare e nuove accademie come quella di Kering, ecco la sfida più silenziosa e decisiva della moda italiana.

Dietro ogni borsa cucita a mano, ogni abito sartoriale e ogni scarpa di pregio che porta la dicitura Made in Italy si nasconde un patrimonio invisibile ma prezioso: quello delle mani esperte degli artigiani. Oggi, però, proprio questo tesoro rischia di assottigliarsi, aprendo una delle sfide più silenziose ma decisive per il futuro dell'intera industria del lusso italiano.

Una generazione di artigiani che scompare

I numeri raccontano una parabola preoccupante e per molti versi allarmante. Se nel 2015 l'Italia poteva contare su circa un milione e settecentomila artigiani, nel 2025 questa cifra è scesa a quasi un milione e trecentomila. In appena dieci anni il Paese ha perso oltre quattrocentotrentaquattromila lavoratori del settore, un crollo che corrisponde a più di un quarto dell'intera categoria.

Questa emorragia di competenze non è un semplice dato statistico, ma rappresenta la lenta scomparsa di mestieri e saperi tramandati per generazioni. Ogni artigiano che lascia il proprio banco di lavoro senza un erede a cui trasmettere le proprie conoscenze porta con sé un pezzo di quel patrimonio immateriale che ha reso celebre l'eccellenza italiana in tutto il mondo.

La domanda che il mercato non riesce a soddisfare

Il paradosso è che, mentre gli artigiani diminuiscono, la richiesta di figure specializzate da parte delle grandi maison non fa che crescere. Secondo le stime della Fondazione Altagamma, tra il 2024 e il 2028 il solo settore del lusso avrebbe bisogno di circa duecentosettantaseimila profili professionali, di cui quasi la metà destinati a essere estremamente difficili da reperire sul mercato.

Concentrandosi sul comparto della moda, le previsioni parlano di una necessità di circa settantacinquemila nuove figure, a cui si aggiungono altre ventinovemila richieste dal settore dell'arredo. Si tratta di un fabbisogno enorme che le filiere produttive faticano a colmare, con il rischio concreto di un progressivo impoverimento delle competenze artigianali di alto livello.

Le prospettive a lungo termine confermano l'urgenza della situazione. Secondo le analisi del gruppo Kering, entro il 2035 il settore del lusso italiano avrà bisogno di circa settantacinquemila professionisti qualificati lungo l'intera catena produttiva, dalla moda alla pelletteria, passando per la gioielleria e la ceramica, a testimonianza di quanto trasversale sia questa carenza.

Il nodo della formazione

Alla radice del problema c'è una difficoltà strutturale legata alla formazione. Preparare un artigiano di eccellenza richiede molto tempo, poiché si tratta di un lavoro altamente specializzato che non può essere improvvisato. A questa lunghezza dei percorsi si somma una preoccupante carenza di candidati disposti a intraprendere queste professioni, spesso percepite come poco attraenti dai più giovani.

Esiste inoltre un divario evidente tra le esigenze concrete delle aziende e l'offerta formativa disponibile sul territorio. Molti giovani che si avvicinano al mondo della moda non trovano percorsi in grado di fornire loro le competenze tecniche realmente richieste dalle imprese, creando una distanza che frena l'ingresso di nuove leve nelle botteghe e negli atelier più prestigiosi.

Le maison rispondono con nuove accademie

Di fronte a questa emergenza, i grandi gruppi del lusso hanno deciso di non restare a guardare e di investire direttamente nella formazione. Il gruppo Kering, in particolare, ha annunciato il lancio della Kering Academy for Excellence a Milano, un'iniziativa pensata proprio per colmare il divario tra la domanda di competenze e la loro effettiva disponibilità sul mercato del lavoro.

I corsi dell'accademia, di durata variabile, prenderanno il via nella prima metà di settembre del 2026 e copriranno sia le competenze tradizionali sia le tecnologie più avanzate. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: formare inizialmente mille persone all'anno, per poi arrivare gradualmente a raddoppiare questa cifra fino a duemila allievi annui nel giro di poco tempo.

Una sfida decisiva per il futuro

Il lusso senza mani: la crisi degli artigiani che minaccia il futuro del Made in Italy

Nonostante un contesto economico segnato da consumi più prudenti e da un generale rallentamento, il settore della moda e del lusso continua a rappresentare uno dei comparti più solidi e affidabili del mercato del lavoro italiano. Anche per il 2026 le aziende si confermano costantemente alla ricerca di professionisti qualificati, offrendo numerose e concrete opportunità di impiego.

La vera partita, dunque, si gioca sulla capacità del sistema di trasmettere alle nuove generazioni quel saper fare che è il cuore pulsante del Made in Italy. Preservare e rinnovare questo patrimonio di competenze non è soltanto una questione economica, ma la condizione essenziale affinché l'eccellenza artigianale italiana continui a incantare il mondo anche negli anni a venire.

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