Loredana ContiVIEW PROFILE →
Il testamento di Re Giorgio: perché il gruppo Armani apre le porte a LVMH, L'Oréal ed EssilorLuxottica
A un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani, le sue ultime volontà stanno riscrivendo gli equilibri del lusso italiano. Il gruppo studia la cessione di un 15% suddiviso in tre tranche del 5% a tre colossi. Ecco cosa prevede davvero il testamento e chi tiene le chiavi della maison.
C'è un documento che, più di qualsiasi sfilata, sta ridisegnando la mappa del lusso italiano in questi mesi: il testamento di Giorgio Armani. Scomparso il 4 settembre 2025 all'età di novantuno anni, il maestro ha lasciato istruzioni precise sul destino del suo impero, e proprio quelle disposizioni stanno ora animando le trattative più delicate del settore.
Un quindici per cento che vale un impero
Al centro di tutto c'è una cifra apparentemente modesta ma dal peso enorme: il quindici per cento del capitale di Giorgio Armani SpA. Secondo quanto emerso, il gruppo sta valutando la cessione di questa quota di minoranza suddividendola in tre tranche uguali, ciascuna pari al cinque per cento, da assegnare a tre diversi partner strategici del mondo del lusso e della bellezza.
I nomi in campo non sono casuali, ma indicati dallo stesso Armani nelle sue ultime volontà. Si tratta del colosso francese LVMH, del gigante della cosmetica L'Oréal e del leader mondiale dell'occhialeria EssilorLuxottica. In alternativa, il testamento apre alla possibilità di un altro gruppo della moda o del lusso di analogo prestigio, mantenendo così un margine di scelta.

Le regole dettate dal testamento
La particolarità di questa operazione è che non nasce da una libera scelta del management, ma da un obbligo preciso scritto nero su bianco. Il testamento prevede infatti che una quota del quindici per cento venga ceduta entro un periodo compreso tra i dodici e i diciotto mesi dalla lettura delle disposizioni, dando la priorità proprio alle aziende esplicitamente nominate dallo stilista.
Si tratta di un meccanismo pensato per garantire continuità e solidità senza però svendere l'anima della casa di moda. Armani, notoriamente geloso della propria indipendenza, ha voluto evitare che la sua creatura finisse preda di una scalata ostile, disegnando invece un percorso graduale e controllato verso l'apertura a nuovi soci di peso internazionale.
La Fondazione e l'uomo delle chiavi
In questo delicato equilibrio, un ruolo centrale spetta alla Fondazione Giorgio Armani, destinata a mantenere una quota del trenta virgola uno per cento del gruppo. La fondazione rappresenta il custode della visione dello stilista e il garante della sua eredità morale, oltre che economica, negli anni a venire.
Ma la vera figura chiave è un'altra: Leo Dell'Orco, storico compagno di vita e di lavoro di Armani, erede di una partecipazione del quaranta per cento nella società. Qualsiasi decisione sulla cessione delle quote dovrà infatti passare attraverso la sua approvazione, rendendolo di fatto l'uomo che tiene le chiavi del futuro della maison.
Con la Fondazione da un lato e Dell'Orco dall'altro, il controllo della società resta saldamente ancorato agli eredi diretti della volontà di Armani. Anche entrando nel capitale, i grandi gruppi internazionali si troverebbero dunque nella posizione di soci di minoranza, senza poter imporre la propria linea sulla gestione creativa e industriale del marchio.
Perché proprio quei tre nomi
La scelta di L'Oréal ed EssilorLuxottica non stupisce gli addetti ai lavori, dato il loro legame di lunga data con la maison italiana. Le due aziende sono partner storici attraverso importanti accordi di licenza: quello con EssilorLuxottica per l'occhialeria si estende fino al 2037, mentre l'intesa con L'Oréal nel settore beauty e delle fragranze arriva addirittura fino al 2050.
LVMH, dal canto suo, rappresenta il più grande conglomerato del lusso al mondo e un interlocutore naturale per qualsiasi grande casa di moda in cerca di solidità finanziaria. La ripartizione della quota tra tre soggetti diversi, anziché la cessione a un unico acquirente, sarebbe studiata proprio per preservare la flessibilità strategica ed evitare che un solo gruppo acquisisca troppa influenza.
La sfida del lusso democratico
Tutta questa architettura serve un obiettivo ben preciso, coerente con la filosofia dello stilista: portare avanti la visione di una casa di lusso democratica, capace di spaziare tra registri e fasce di prezzo diversi. Dall'accessibile EA7 all'Emporio Armani, fino all'esclusivo Armani Privé, il gruppo copre uno spettro amplissimo che pochi concorrenti possono vantare.
A un anno esatto dalla scomparsa del suo fondatore, il futuro della maison entra in una fase del tutto nuova. Le prossime mosse diranno se il modello immaginato da Armani, fatto di apertura misurata e indipendenza gelosamente difesa, riuscirà davvero a proiettare uno dei simboli più autentici del Made in Italy nei decenni a venire, senza tradirne lo spirito originario.






