Loredana ContiVIEW PROFILE →
Il grande valzer di Milano: i nuovi direttori creativi che stanno riscrivendo il lusso italiano
In pochi mesi Gucci, Versace, Bottega Veneta e Jil Sander hanno cambiato guida creativa. Un ricambio senza precedenti che ridisegna l'identità della moda italiana in un momento delicato per il lusso.
La moda italiana ha voltato pagina quasi tutta insieme. Nel giro di pochi mesi, alcune delle maison più importanti di Milano hanno cambiato guida creativa, dando vita a un ricambio raro e quasi simultaneo. È un movimento che va oltre la semplice successione di nomi, perché ridefinisce l'identità stessa di un intero sistema, quello del lusso italiano, in un momento tutt'altro che semplice per il settore.
Un ricambio senza precedenti
Il segnale più forte è arrivato a settembre 2025, durante la Milano Fashion Week dedicata alla primavera estate 2026. In quella settimana quattro grandi case hanno presentato i loro nuovi direttori creativi al debutto: Demna da Gucci, Dario Vitale da Versace, Louise Trotter da Bottega Veneta e Simone Bellotti da Jil Sander. Quattro debutti nello stesso calendario, un fatto tutt'altro che ordinario.
La simultaneità è ciò che rende questo passaggio storico. È inusuale che così tante maison di primo piano cambiano la propria testa creativa nello stesso momento, e quando accade racconta molto del settore. Significa che il lusso è alla ricerca di nuova energia e di una direzione diversa, pronto a scommettere sul cambiamento pur di ritrovare slancio.
Demna alla guida di Gucci
Il nome più atteso è quello di Demna. Dopo aver definito per un decennio l'estetica di Balenciaga, il designer ha preso le redini di Gucci, subentrando a Sabato De Sarno. Si tratta di una delle nomine più osservate degli ultimi anni, sia per il peso di Gucci nel panorama del lusso, sia per la reputazione provocatoria e riconoscibile del suo nuovo direttore creativo.
La posta in gioco è altissima. Gucci è una delle case simbolo del gruppo Kering e funziona da vero e proprio termometro del lusso mondiale. Affidarla a un autore audace e capace di dividere è una scommessa dichiarata sulla forza di un'identità creativa marcata, considerata la leva più efficace per riaccendere il desiderio in un pubblico che negli ultimi tempi si è mostrato più prudente.
Versace e Bottega, nuovi capitoli

Anche Versace ha aperto un capitolo nuovo. Dario Vitale è diventato il primo stilista esterno alla famiglia Versace a guidare la maison, un passaggio dal forte valore simbolico per un marchio storicamente segnato dall'impronta dei suoi fondatori. Vitale arriva da una lunga esperienza in Miu Miu, dove ha lavorato per anni fino a ruoli di primo piano nel design.
In Bottega Veneta la scelta è caduta su Louise Trotter, nominata a dicembre 2024 e chiamata a raccogliere l'eredità di Matthieu Blazy. La stilista, che in passato era stata la prima direttrice creativa donna di Lacoste, ha impostato il suo debutto sulla maestria artigianale che è da sempre il tratto distintivo della casa veneta, puntando sulla qualità più che sull'effetto immediato.
A completare il quadro c'è Jil Sander, dove Simone Bellotti ha assunto la direzione creativa portando con sé una lunga carriera nel design di grandi maison. Il suo arrivo aggiunge un ulteriore tassello a un ricambio che ha toccato, quasi contemporaneamente, alcuni dei nomi più diversi tra loro per storia e linguaggio stilistico.
Il filo comune che lega queste scelte è chiaro. Le maison stanno scommettendo sul fatto che una visione creativa nuova possa rivitalizzare i marchi e riconnetterli con un pubblico che, dopo anni di crescita e di prezzi in aumento, ha mostrato segni di stanchezza. Il talento del singolo direttore creativo torna così a essere considerato un motore strategico, non solo estetico.
Cosa significa per il lusso italiano
Questo grande cambio della guardia arriva in un momento delicato. Il settore del lusso sta attraversando una fase di rallentamento e di normalizzazione dopo il boom degli anni successivi alla pandemia, con la crescita dei volumi che si è affievolita. In questo contesto, il ricambio dei direttori creativi è anche una risposta alla pressione del mercato, un modo per rilanciare l'attrattiva dei marchi.
Ogni nomina, però, è insieme un'opportunità e un rischio. Un nuovo autore può rigenerare una casa oppure destabilizzarla, e le prime collezioni vengono giudicate senza sconti da un mercato in cerca di ragioni concrete per tornare ad acquistare. Nei prossimi mesi si capirà se queste scommesse creative sapranno tradursi in vendite e non solo in titoli di giornale.
C'è poi la questione dell'identità. La moda italiana è celebre nel mondo per il suo patrimonio e per la sua artigianalità, e l'arrivo di stilisti con percorsi diversi, alcuni provenienti da fuori l'Italia o esterni alle famiglie fondatrici, riapre il dibattito tra continuità e reinvenzione. La sfida è innovare senza smarrire ciò che rende riconoscibile ciascuna maison.
In gioco c'è anche il ruolo di Milano come capitale della moda. Mentre Parigi e le altre città competono per attenzione e talenti, la capacità del capoluogo lombardo di rinnovare le proprie case senza tradirne l'anima è centrale per mantenere il proprio prestigio. Un ricambio riuscito rafforzerebbe Milano, uno mal gestito rischierebbe di indebolirla.
Le prossime stagioni diranno se questo valzer di poltrone riaccenderà davvero il lusso italiano o si limiterà a rimescolare le carte. Per ora Milano vive un raro momento di reinvenzione collettiva, con più maison contemporaneamente alla ricerca di una nuova voce. E l'intero settore, in Italia e nel mondo, osserva con attenzione ogni singolo debutto.





