Loredana ContiVIEW PROFILE →
La moda italiana rallenta nel 2026: fatturato ed export sotto pressione
Il sistema moda italiano affronta un 2026 complesso. Secondo i dati della Camera Nazionale della Moda Italiana, il fatturato del 2025 è sceso a circa 92,87 miliardi di euro e per il 2026 è previsto un ulteriore calo dell'1,5 per cento. Le esportazioni restano sotto pressione, soprattutto verso la Ci
Il sistema moda italiano si trova ad affrontare un 2026 particolarmente complesso. Dopo un 2025 già segnato da difficoltà, il settore continua a fare i conti con un calo del fatturato, esportazioni sotto pressione e consumi improntati alla prudenza. I dati diffusi dalla Camera Nazionale della Moda Italiana delineano un quadro di rallentamento generalizzato per uno dei comparti simbolo del made in Italy.
Un fatturato in calo
Secondo i dati della Camera Nazionale della Moda Italiana, nota con la sigla CNMI, il fatturato del sistema moda nel 2025 si è attestato a circa 92,87 miliardi di euro. Si tratta di una flessione del 3,1 per cento rispetto ai circa 95,84 miliardi di euro registrati nel 2024. Il dato conferma la fase di difficoltà attraversata dal settore negli ultimi mesi.
Le previsioni per il 2026 non lasciano intravedere una rapida inversione di tendenza. Per l'anno in corso si stima infatti un fatturato di circa 91,48 miliardi di euro, con un ulteriore calo dell'1,5 per cento. Nel 2025 i settori centrali, come tessile, abbigliamento, pelletteria e calzature, sono diminuiti del 3,3 per cento, mentre i settori collegati sono scesi del 2,9 per cento.
Le esportazioni sotto pressione
Un capitolo particolarmente delicato riguarda le esportazioni, tradizionale punto di forza della moda italiana. Nel 2025 l'export del settore è sceso a circa 86,68 miliardi di euro, con una contrazione del 4,9 per cento rispetto ai circa 91,14 miliardi dell'anno precedente. Anche per il 2026 si prevede un ulteriore calo dell'1,5 per cento, fino a circa 85,38 miliardi di euro.
Analizzando le esportazioni in dettaglio, emergono differenze tra i comparti. Nel 2025 l'export dei settori centrali della moda è diminuito del 2,9 per cento, ma il dato più preoccupante riguarda i settori collegati, come gioielleria, cosmetica e occhialeria, le cui esportazioni sono crollate del 9,8 per cento. Questo squilibrio evidenzia le fragilità di alcuni segmenti specifici del settore.
I mercati chiave

Sul fronte dei mercati internazionali, la situazione appare molto variegata. La Francia si conferma il principale mercato di destinazione, con un valore di circa 8,97 miliardi di euro, seppur in leggero calo dello 0,4 per cento. Gli Stati Uniti mostrano invece una crescita del 2,5 per cento, mentre la Germania registra un aumento dell'1,5 per cento nelle importazioni di moda italiana.
Il dato più allarmante arriva però dalla Cina, storicamente un mercato cruciale per il lusso italiano. Le esportazioni verso il gigante asiatico hanno subito un crollo del 14,8 per cento, la flessione più marcata tra i principali mercati. Questa contrazione riflette il rallentamento della domanda di beni di lusso in Asia, che pesa notevolmente sui conti complessivi del settore.
La bilancia commerciale e i consumi
Nonostante le difficoltà, la moda italiana mantiene una bilancia commerciale positiva. Il saldo commerciale del settore si è attestato a circa 39 miliardi di euro, un valore comunque significativo, anche se in calo di circa 5 miliardi rispetto al 2024. Questo dato conferma che il settore resta un pilastro fondamentale per l'economia e per le esportazioni nazionali.
Anche i consumi interni raccontano di un mercato in difficoltà. Le vendite al dettaglio di abbigliamento sono diminuite dello 0,8 per cento, mentre le calzature hanno registrato un calo dell'1,8 per cento. In controtendenza si muove invece il comparto della cosmetica, che si è dimostrato particolarmente resiliente con una crescita del 3,7 per cento nel corso dell'anno.
Un rischio elevato per il 2026
Guardando al futuro, la Camera Nazionale della Moda Italiana esprime grande cautela. Secondo l'associazione, la probabilità di un esito negativo per il 2026 supera il 50 per cento. Tra i principali fattori di rischio vengono citate le tensioni geopolitiche, che continuano a generare incertezza sui mercati internazionali e a condizionare le scelte di consumatori e investitori.
Questo scenario impone al settore una riflessione strategica di ampio respiro. La combinazione di un calo del fatturato, di esportazioni in difficoltà e di un contesto geopolitico instabile richiede alle aziende una capacità di adattamento sempre maggiore. La moda italiana è chiamata a difendere la propria posizione in un mercato globale sempre più competitivo e imprevedibile.
Occupazione e sfida dell'innovazione
Al di là dei dati sul fatturato, il settore mantiene un peso occupazionale rilevante. Secondo quanto emerso dal congresso internazionale SAMAB 2026, tenutosi a Milano, il sistema moda conta oltre 37.000 aziende manifatturiere e circa 197.000 addetti. Questi numeri confermano il ruolo centrale del comparto nel tessuto produttivo e occupazionale del Paese.
Per affrontare le sfide attuali, le imprese puntano sempre più sull'innovazione. Tecnologie come l'intelligenza artificiale, l'automazione e la digitalizzazione vengono considerate strumenti essenziali per restare competitivi sui mercati internazionali. L'obiettivo è ridurre gli sprechi e accelerare i tempi di produzione, anche se per le piccole imprese permangono ostacoli legati ai costi e alle competenze.
In conclusione, il 2026 si preannuncia come un anno di prova per la moda italiana. Il calo del fatturato e delle esportazioni, unito alle incertezze sui mercati esteri e in particolare in Cina, mette alla prova la resilienza del settore. Tuttavia, la solida base occupazionale e la spinta verso l'innovazione offrono strumenti importanti per affrontare le difficoltà. I dati citati provengono dalla CNMI e dal congresso SAMAB.






